Buon … ?

Ogni anno nel mese di Dicembre il mondo del Politicamente Corretto ci riserba qualche chicca. Un anno sono i crocifissi nei luoghi pubblici, un anno il presepe a scuola, un anno qualche scandalo nella Chiesa, servito con il pacchetto regalo. E così ciclicamente ogni anno, come un burattinaio di strada che continua a riproporre le solite vecchie e logore marionette, volendo ogni volta recitare uno spettacolino nuovo. Quest’anno invece il gioco si è fatto più serio e l’obiettivo è minare le radici stesse del problema: il Natale. Eh sì, proprio il Natale. D’altronde da Cattolico posso ben capire come faccia paura un bambino che nasce in una mangiatoia, reietto da tutto e da tutti, in una località dimenticata di una zona limitrofa di un vasto impero. Lo posso capire.
E certo che ero sempre stato convinto che il Natale piacesse ai più. Le luminarie, i regali sotto l’albero, i caroli cantati a memoria (anche se è da decenni che non si entra in una chiesa), la tredicesima in busta paga (per chi può vantarsi di questo), il panettone regalato dal datore di lavoro, i cenoni con i parenti. E adesso basta Natale. Quel “Merry Christmas” dal sapore tipicamente dickensiano, un po’ consumista e capitalista, è stato sostituito prima con il più sobrio “Buone Feste”, per giungere infine a proclamare la “Grande Festa delle Buone Feste”. La strada è tracciata. Non mi interessa spendere parole sull’effettività del gesto della preside Lombarda, che però mi richiama alla mente la straordinaria somiglianza col Grinch del Dr. Seuss. Sta di fatto che tutto il mondo mediatico ne ha parlato e il messaggio è comunque entrato nelle nostre case. Basta Natale, ora si festeggiano le “Feste”. Ma quali Feste? Perchè si festeggia? Che cosa festeggiamo? Che senso ha dire “Buone Feste” se non si festeggia nulla? Ogni anno me lo chiedo e ogni anno la risposta non varia: non c’è un senso.
Per un Cattolico un senso invece c’è: mangiare il Pandoro in famiglia ha un senso, la Messa di Natale ha un senso, il cenone ha un senso, il presepe ha un senso. E il senso è la relazione con quel bambino nella mangiatoia che dà valore alle nostre azioni, che profuma la nostra vita.
Tutto quello che possiamo fare è liberarci di quel buonismo da “Spirito del Natale”, un po’ hegeliano un po’ New Age, che ci illude di essere più rispettosi delle altre culture. Solo quando torneremo alla profondità delle cose, al loro senso ultimo e più veritiero, solo allora la Corona di Natale attaccata all’uscio di casa nostra si trasformerà in una Corona di spine.

Buon Santo Natale.

Stefano Sasso

Stefano Sasso

Stefano Sasso, classe 1996, è nato a Verona ed è iscritto al corso di laurea in Storia presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. I suoi studi accademici vertono sull'approfondimento delle sue maggiori passioni, in particolare la storia contemporanea e le sue numerose sfumature. Appassionato di lunga durata della politica e vicino al mondo dell'associazionismo cattolico, tenta di esaminare, con un taglio prettamente storico/filosofico, i moderni sviluppi della storia repubblicana alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa.